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IL PROFESSOR BENIGNI

di Luigi Sparagna

“IL SOGNO” , titolo della serata di Benigni andata in onda mercoledì 19 marzo su RAI 1 ha raggiunto un record di ascolti come diversamente non ci si poteva aspettare. Non me la sono persa, ero curioso ed interessato, dopo aver sentito l’attore nel commento della Divina Commedia e della Costituzione Italiana. Ha parlato di EUROPA, del sogno, appunto, di una Europa Unita, ripercorrendone fin dalla stesura del documento iniziale le tappe che hanno portato fino all’attuale formazione del Governo Europeo, abbisognevole solo di un ultimo conclusivo atto di conferimento di autorità sui Governi membri perché il sogno dei Padri Costituenti possa dirsi compiuto. Tutto sommato, una buona lezione per una classe dell’ultimo anno di un Liceo, forse un po’ meno per un corso universitario. Certo, il mio giudizio al cospetto della statura del mitico Benigni è poca cosa, ma come ascoltatore credo di non sedere proprio all’ultimo banco della classe. Mentre ho pienamente condiviso la considerazione che l’Europa è il palcoscenico dei nostri giovani, che grazie all’Erasmus allargano gli orizzonti della loro preparazione e si accingono a diventare protagonisti di un lavoro che supera i confini nostrani e si arricchisce di esperienze interessanti e di sicuro spessore, non ho apprezzato il paragone con gli Stati Uniti, chiamati ad esempio nell’aver creato uno Stato in cui le confederazioni dei vari Stati membri si riconoscono ed hanno riconosciuto l’autorità comune, pur nel rispetto delle singole individualità territoriali, che in Europa ancora tarda a realizzarsi. Paragone a mio avviso improprio; gli Stati uniti nascono per effetto di una rivoluzione di coloni inglesi ribellatisi alla Corona per motivi economici, ribellione grazie a Dio favorita da un oceano di mezzo tra ribelli e madrepatria, e che ha dato luogo ad un espansionismo e guerre coloniali prodromiche alla formazione degli Stati Federali confluiti nell’Unione, che la cinematografia ci ha proposto con i suoi più famosi film western, comprese le guerre tra nordisti e sudisti e via dicendo passando per indiani del calibro di Toro Seduto, Geronimo, Aquila Nera, Corvo Rosso e Cochise,relegati nelle riserve. Altra cosa è l’Europa, dove non si può affermare una matrice comune culturale, ma ogni Stato è una indiscutibile espressione spirituale individuale assolutamente caratterizzante di quel singolo popolo e solo di esso. Francia, Germania, Spagna, Austria, Italia, non hanno lo stesso patrimonio genetico culturale, e forse noi italiani, che abbiamo conosciuto la dominazione di tutti quelli appena citati, abbiamo sviluppato anticorpi speciali che hanno disegnato il DNA della cultura Italiana come è oggi. Fare l’Europa alla Benigni non è come fare il cappuccino, che metti insieme il latte con un caffè e al bisogno una spruzzata di cacao e ogni ingrediente, mantenendo parte del suo sapore, contribuisce al sapore del cappuccino che tutti gli altri miscela sapientemente che se ne manca uno non è un signor cappuccino. In fondo lo stesso Benigni ha sottolineato come l’Europa nasce per un mero interesse economico e tale motivazione non ha perso il suo vigore neppure oggi. Credo sia questo il fattore omogeneizzante che sicuramente va rafforzato e riorganizzato. L’Europa è una unione di interessi economici, e ritengo non troverà mai nessuno Stato tra quelli membri che rinuncerà alla propria identità culturale. Miscelare monarchie e Repubbliche, queste ultime pure diverse tra loro, non è come fare il cappuccino. Ma la curiosità ultima è scoprire chi ha pagato il cachet di Benigni, se l’Europa o l’Italia. Il giorno dopo il Presidente del Consiglio Italiano è a Bruxelles col fardello della condanna parlamentare che l’accusa di non riconoscersi nell’ Europa Benignana. Ma allora chi ha pagato Benigni? Il terreno in cui è a suo agio non mi pare sia quello politico, e quello culturale di cui è certamente maestro, mercoledì sera non è stato del tutto chiaro. Una buona lezione per studenti liceali, ma non più di tanto.